Il petrolio è costituito da una miscela di idrocarburi che si sono originati dalla decomposizione di materia organica in assenza di ossigeno in pochi episodi di riscaldamento globale centinaia di milioni di anni fa. I resti di organismi marini, prevalentemente alghe, in periodi di forte riscaldamento si depositarono sul fondo del mare o di laghi e lagune e li furono sepolti di sedimenti.
La formazione del petrolio dalla materia organica originaria è un processo abbastanza ben conosciuto che necessita una vera e propria “cottura” a temperature non inferiori a 60- 80 °C a non oltre i 150°C.
Queste condizioni si trovano nella crosta terrestre a profondità non inferiori a circa 2 Km e non superiori a 4,5 Km, la cosiddetta finestra del petrolio. Le condizioni in cui il petrolio si forma sono abbastanza rigide e quindi non può essere cercato ovunque. Tali condizioni sono cinque e costituiscono una check list che richiede di essere interamente soddisfatta affinché l’area esplorata contenga petrolio:
- esistenza di una “roccia madre” ricca di sostanza organica, che sia rapidamente sepolta da sedimenti e sottratta così al contatto con l’atmosfera ossidante. I sedimenti così formati (roccia madre) devono essere portati in profondità, a temperature e pressioni che permettano la digestione/cottura delle complesse molecole organiche in molecole più piccole (finestra del petrolio: 80- 150°C, 2,2 -4,5 Km di profondità).
- Esistenza di una “roccia serbatoio”. Tale roccia accoglierà nei suoi pori il liquido formato nella cottura. Le rocce porose che possono contenere petrolio sono essnzialmente di due tipi: arenarie e calcari. Il petrolio è contenuto nelle porosità della roccia come acqua in una spugna.
- Esistenza di una “roccia di copertura” che impedisca al petrolio di sfuggire verso la superficie della crosta terrestre. Tali rocce sono tipicamente denominate evaporiti, per esempio gesso anidro (Solfato di calcio) e salgemma (Cloruro di calcio: il sale da cucina). I grandi giacimenti petroliferi del Medio Oriente sono intrappolati proprio da uno strato di anidride.
- Esistenza di un “trappola” cioè una incurvatura delle rocce di copertura che impedisce al petrolio di sfuggire lateralmente alla formazione rocciosa.
- Assenza di fratture nella roccia di copertura tali da far sfuggire il petrolio.
A partire dalla fine degli anni 90’ il tema del picco del petrolio è diventato un argomento di crescente interesse e di dominio pubblico. Il picco è semplicemente il massimo della produzione di greggio che si verifica nel tempo per ogni singolo giacimento petrolifero. La spiegazione di questo fenomeno è intuitiva e si riferisce alla crescente difficoltà delle fasi di estrazione come descritta precedentemente. Raggiunto il massimo di produzione la quantità di petrolio estratto declina inesorabilmente. Oggi quando si parla di Picco del Petrolio ci si riferisce quasi sempre al Picco Globale, cioè al massimo di produzione mondiale del petrolio. ASPO Italia è l’associazione che studia il fenomeno del picco del Petrolio.
Il Petrolio è la commodity più trattata al mondo.
Il principale contratto future basato sul petrolio viene scambiato al NYMEX di New
York. Questo future è basato su una qualità di petrolio detta West Texas Intermediate
(WTI).
Si tratta di una qualità “light”, cioè a bassa densità, e perciò più pregiata perché dalla
sua raffinazione si ottengono dei prodotti di grande valore (benzina, gasolio da riscaldamento,
carburante per gli aerei ecc. ecc.).
Oltre ad essere light, il contratto del NYMEX è anche “sweet”, cioè contiene una quantità
di zolfo inferiore allo 0.5% ed è perciò meno inquinante.
L’organizzazione dei paesi produttori di petrolio (OPEC) produce circa il 38% del petrolio
estratto nel mondo. In particolare, all’interno dell’OPEC i principali paesi produttori
sono l’Arabia Saudita, l’Iran, il Kuwait e il Venezuela. Gli USA e l’ex URSS producono
ciascuno circa il 12% del petrolio mondiale.
L’OPEC ha una grande influenza sul prezzo del petrolio in quanto, tagliando o aumentando
la produzione influisce in maniera significativa sull’offerta. Bisogna sempre tener
presente, però, che l’obbiettivo dei paesi OPEC è quello di massimizzare i propri guadagni e non quello, ufficialmente dichiarato, di mantenere il prezzo del greggio in
una ristretta banda di oscillazione.
Inoltre le quote di produzione OPEC non sempre vengono rispettate del tutto dai singoli
paesi, il che fa sì che sovente la produzione reale OPEC sia superiore a quella ufficialmente
dichiarata.
Il petrolio così com’è non ha molti utilizzi e perciò la domanda maggiore di greggio viene
dalle raffinerie che lo raffinano, mediante distillazione frazionata, per ottenere la separazione
dei principali componenti che lo costituiscono (gas, benzina, gasolio, nafta ecc. ecc.).
Da un barile di petrolio (42 galloni) si ottengono 19,5 galloni di benzina (gasoline), 9,2
galloni di “distillati” (soprattutto heating oil), e 4,2 galloni di kerosene e jet fuel. Il resto è costituito da lubrificanti e prodotti utilizzati nel settore chimico.
Alcuni di questi derivati del petrolio costituiscono il sottostante
di contratti futures.
Per ulteriori approfondimenti sul petrolio leggi l'articolo nel magazine del CommodityDay |